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101 segreti sulla
Divina Commedia.

In viaggio con Dante,
tappa per tappa
                           
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sabato 24 dicembre 2016

Buon Natale 2016 a tutti!

Un grande 
BUON NATALE 
a tutti!
Anche da Dante




All'anno prossimo!

Dante e la leggenda di Babbo Natale!


Che c'entra Dante con Babbo Natale?

Intanto, vediamo come è nata la tradizione dei regali natalizi.
La tradizione dello scambio di doni in occasione del solstizio d'inverno risale all'antica Roma.
Tra il 17 e il 23 dicembre, infatti, venivano celebrati i Saturnalia, cioè un ciclo di festività dedicate a Saturno, divinità romana dell'agricoltura.
Ed era in occasione di questi festeggiamenti che gli antichi Romani avevano preso l'abitdine di scambiarsi dei doni di diverso tipo (il primo Gennaio).
Questa tradizione continuò anche quando (dal 325) ai Saturnalia fu associata la commemorazione della Nascita di Gesù.


Ma come si arriva a Babbo Natale?
Inizialmente, si fingeva che i doni fossero portati volta in volta da diversi personaggi: i Re Magi, la Befana, Santa Lucia e lo stesso Gesù Bambino.
La leggenda di Babbo Natale nasce da un personaggio storico: San Nicola di Bari.

Ecco gli elementi che da San Nicola vengono trasmessi a Babbo Natale:
1 - veniva raffigurato con tre sacchi (o sfere) d'oro in mano
2 - veniva rappresentato con un abito rosso (quello da Vescovo).
3 - viene celebrato a dicembre.
4 - di lui si narrano moltissime leggende che lo identificano come portatore di doni.


Ma che c'entra Dante, in tutto questo?
C'entra, perché il grande Poeta riporta, nella Divina Commedia, proprio una di queste leggende.

Si racconta che, ancora giovinetto, Nicola era venuto a sapere che tre figlie di un gentiluomo, caduto ormai in miseria, stavano per essere prostituite dal loro stesso padre. Così, per evitare questo, aveva deciso di aiutare le tre ragazze, lanciando per tre notti consecutive attraverso una finestra della loro casa, tre sacchi di monete che avrebbero costituito la dote delle ragazze.
Ora, avendo trovato la terza notte la finestra sbarrata, San Nicola -COSI' COME FA SEMPRE BABBO NATALE- si era arrampicato sul tetto e aveva gettato l'ultimo sacco di monete attraverso il camino.



Beato Angelico, Storie di San Nicola (1437), 
Musei Vaticani 

Ecco dunque,come Dante ricorda l'episodio in 
Purgatorio, XX, 31-33:

Esso parlava ancor de la larghezza
che fece Niccolò a le pulcelle,
per condurre ad onor lor giovinezza.

 
AUGURI!
E alla prossima!

lunedì 28 novembre 2016

Dante e la Musica: 'In exitu Isräel de Aegypto'

Ben ritrovati!

Oggi cominciamo una nuova rubrica.
Insieme ai Luoghi di Dante, parleremo anche del rapporto tra Dante e la musica.
Approfittando dell'enorme materiale presente su YouTube, potremo infatti individuare tutti i riferimenti musicali del Poema, mostrandoli "dal vivo".

Iniziamo con il dire che Dante era un vero e proprio esperto di musica. E la cosa non è affatto strana, se si pensa che quest'ultima faceva parte dello studio del Quadrivio, che lui doveva conoscere bene.
Sicché la Commedia è densa di riferimenti alla musica.
Tantissimi sono i canti e tantissime le definizioni, i termini tecnici, le descrizioni.
Il Poeta definisce con cura i vari tipi di canto: specifica se sono monodici o corali; e, se corali, se cantati ad una o più voci; e, se a più voci, se sono unisoni o polifonici; e così via.
Per non dire che descrive vari tipi di danza e di strumenti musicali.

In questo blog, vedremo i vari tipi di canto presenti nel Poema.
Come primo gruppo cominciamo a vedere quelli unisoni, cioè di quei canti eseguiti in coro, ma tutti insieme, con un'unica voce.

Dante si trova sulla spiaggetta del Purgatorio insieme a Virgilio. E' arrivato da poco, e, tutt'a un tratto vede arrivare una barchetta guidata da un anglo e con dentro "più di cento spirti".
Sono gli spiriti diretti verso il Purgatorio, verso la purificazione, alla quale, come ben sanno, seguirà la salvezza del Paradiso.
Sono sereni, e cantano.

'In exitu Isräel de Aegypto'
cantavan tutti insieme ad una voce
con quanto di quel salmo è poscia scripto.


E' evidente che si tratta di un canto unisono: infatti, i più di cento spiriti cantano "tutti insieme" e "ad una voce".
Il canto riproduce il salmo che parla della fuga degli Ebrei dall'Egitto: 'In exitu Isräel de Aegypto'.
Ricordiamo di sfuggita che questo episodio, nel Medioevo, veniva considerato non solo come reale, ma anche come una sorta di prefigurazione simbolica dell'anima (gli Ebrei) che si libera dal peccato (l'Egitto). E quindi, il salmo che lo ricordava (il 113) risultava perfetto ad essere intonato dalle anime che si stanno avviando a salvare la propria anima.

Ecco dunque un video relativo a quel canto.
Ascoltandolo, immaginiamolo di sentirlo intonare da quelle anime dirette verso il Purgatorio. Proviamo ad entrare nelle sensazioni e nell'immaginario di Dante.


lunedì 24 ottobre 2016

Il Lazio di Dante: il Monte Soratte!

Ben ritrovati!

Oggi torniamo a parlare dei LUOGHI DI DANTE.

Abbiamo concluso la parte relativa a Roma, così ci allarghiamo nel Lazio, verso Nord.


Più precisamente ci avviamo lungo la via Cassia, che era la strada utilizzata nel Medioevo per andare in Toscana partendo da Roma.
Arrivati vicino Viterbo (ma ancora in provincia di Roma), troviamo il Monte Soratte, una montagna alta 691 metri che, per la sua posizione (si staglia isolata e ben visibile in mezzo alla Valle del Tevere) ha da sempre stimolato l'interesse e la curiosità di artisti e scrittori.
« Vedi, che il gelido Soratte è candido di neve rigida...... », scriveva già Orazio (traduzione di Leopardi).



Il silenzio e la solitudine del luogo lo avvolgono in un'atmosfera mistica.
Nel Medioevo era diventato luogo di meditazione di eremiti e monaci. Ma già i Romani vi avevano costruito un tempio di Apollo. Su questo tempio, nel VI secolo d.C., vi fu costruito l'eremo di San Silvestro, tuttora visitabile


E qui arriviamo a Dante.
Sì, perché pare che il papa Silvestro I (da cui deriva il nome dell'eremo) si sarebbe rifugiato in una delle grotte del Monte Soratte per difendersi dalle persecuzioni di Costantino. E pare che poi, proprio a Silvestro Costantino si sarebbe rivolto per farsi guarire dalla lebbra.
Entrambe leggende, ma che Dante accoglieva.


A citare il monte Soratte è Guido da Montefeltro, nell'Inferno.
Anche lui era stato chiamato in aiuto da qualcuno.
Però, mentre il papa Silvestro era stato chiamato dal laico Costantino, il laico Guido da Montefeltro era stato chiamato da un papa, il PAPA BONIFACIO VIII.
E così come Costantino era andato sul monte Soratte per chiedere a Silvestro di guarirlo dalla lebbra, allo stesso modo Bonifacio aveva chiesto a Guido di guarirlo da una febbre, la "superba febbre" di potere! 

Bonifacio infatti, gli aveva chiesto di spiegargli in che modo poteva combattere e vincere in guerra i suoi nemici Colonna:


Ma come Costantin chiese Silvestro
d'entro Siratti a guerir de la lebbre,
così mi chiese questi per maestro

a guerir de la sua superba febbre;
domandommi consiglio, e io tacetti
perché le sue parole parver ebbre.

Il paragone aveva un senso, perché dopo che Silvestro aveva guarito Costantino, quest'ultimo, per gratitudine, aveva donato alla Chiesa il potere temporale, cosa che -secondo Dante- aveva portato al disastro contemporaneo e che era stato il punto d'inizio della brama di potere dei papi (tra cui Bonifacio).

Per chi vuole approfondire, consiglio questo video:

 

Come sempre, vi invito a visitare la pagina IL MONDO DI DANTE su Facebook e a porvi il MI PIACE.

Saluti.
Alla prossima.


martedì 27 settembre 2016

La Roma di Dante: il Campidoglio e la Rupe Tarpea!

Buongiorno a tutti.

Oggi torniamo a parlare dei LUOGHI DI DANTE, e concludiamo la parte relativa a Roma.

E per concludere ci dedichiamo ad uno dei luoghi-simbolo della città: il CAMPIDOGLIO.
Il Poeta, nelle sue opere cita più volte il colle capitolino. Ma per farlo, usa un'espressione sineddotica (cioè, ne indica una parte per indicare il tutto): la Rupe Tarpea.

La Rupe Tarpea è una parete rocciosa posta tuttora ai piedi di un lato del Campidoglio, un balzo da cui anticamente i Romani (almeno secondo la leggenda) erano soliti buttare giù i traditori.



Però, già anticamente, quando si parlava di "Rupe Tarpea", gli scrittori intendevano riferirsi a tutto il colle (vedi, per esempio, Virgilio, Eneide, VVV, 347).



Dante utilizza dunque, questa stessa espressione con le stesse modalità, in Monarchia, II, IV, 8, in Epistulae, VII, 5, e in Purgatorio, IX, 137.
Limitiamoci a quest'ultimo passo.

Secondo il racconto di Lucano (Farsaglia, III, 114 sgg.), Giulio Cesare, volendo depredare il denaro pubblico di Roma, penetrò nel luogo dove era riposto, e cioè nel tempio di Saturno posto sopra il Campidoglio. Questo, dopo essersi facilmente liberato del tribuno della plebe, Metello, che vi era stato messo a difenderlo.
Sempre secondo Lucano, le porte del tempio, quando furono aperte, fecero un grosso stridore:

Tunc rupes Tarpeia sonat magnoque reclusas
testatur stridore fores ... 

Il senso era chiaro: quelle porte non venivano aperte molto spesso.
Bene. Dante utilizza un'espressione molto simile per indicare l'apertura delle porte del Purgatorio.
Quando l'angelo portinaio apre il portone del Purgatorio per far passare Dante e Virgilio, questi ultimi possono sentire uno stridore simile a quello fatto dalla porta aperta da Giulio Cesare sul Campidoglio. Anche le porte del Purgatorio infatti, non vengono aperte molto spesso, perché non sono molti quelli che, morendo, vanno a finire tra i salvati:

E quando fuor ne' cardini distorti
li spigoli di quella regge sacra,
che di metallo son sonanti e forti,

non rugghiò sì né si mostrò sì acra
Tarpëa, come tolto le fu il buono
Metello, per che poi rimase macra.


 Dante davanti la porta del Purgatorio
di Priamo della Quercia 
http://www.bl.uk/catalogues/illuminatedmanuscripts/ILLUMIN.ASP?Size=mid&IllID=56706

E con questo episodio, concludiamo i riferimenti danteschi a Roma.
Ma ci rivedremo presto per parlare di nuovi luoghi.

Saluti.
Alla prossima.


giovedì 15 settembre 2016

La Roma di Dante: il Laterano!

Ben ritrovati.

E rieccoci di nuovo a parlare di Dante e, nello specifico, dei LUOGHI DI DANTE.


Continuiamo a parlare di Roma.
Per i post precedenti, vedi qui.
Come sempre, ricordo che questo ed altri articoli sul Sommo Poeta sono pubblicati anche sulla pagina Facebook IL MONDO DI DANTE, sulla quale vi invito a cliccare e a porre il MI PIACE.

Ma passiamo a parlare del LUOGO di oggi: il LATERANO.

La Basilica lateranense - Il Palazzo e l'entrata laterale della basilica.

Anticamente, il Laterano era un'area di Roma che l'Imperatore Costantino destinò alla Chiesa e che da quel momento divenne la sede del pontefice fino a quando, in seguito alla cattività avignonese (1305), i papi si trasferirono in Francia. Una volta tornati a Roma circa settant'anni dopo, i pontefici preferirono come sede papale il Vaticano. 
Oggi, l'area del Laterano comprende la basilica (chiesa cattedrale di Roma, dedicata dapprima al Salvatore, poi a S. Giovanni Battista), il battistero, il palazzo vescovile (sede del vicariato di Roma) e la cappella del Sancta Sanctorum.
Nel Medioevo era un po' differente da come la conosciamo ora: per esempio, mancava l'obelisco al centro della piazza (vi fu posto solo nel XVI secolo) e al suo posto c'era invece una statua di Marco Aurelio (quella che ora si trova sul Campidoglio), ma che si riteneva essere di Costantino o di Teodorico. Anche il palazzo era diverso: più grande dell'attuale, che fuinvece fatto costruire da papa Sisto V (nel XVI secolo).

Comunque, nel Medioevo quest'area aveva assunto un'importanza particolare, perché, in quanto sede papale, era considerata il centro politico-religioso di Roma (cosa che spiega l'importanza che le dà il Poeta).

Dante la nomina due volte nel Poema.

La prima in modo quasi en passant, in riferimento alla guerra tra il papa Bonifacio VIII e la potente famiglia dei Colonna.

Bonifacio, dice Dante,

avendo guerra presso a laterano,
e non con Saracin né con Giudei,
ché ciascun suo nimico era cristiano,
(Inferno, XXVII, 87-89)

portò avanti la sua battaglia senza guardare né sommo officio né ordini sacri che aveva in sé.
I Colonna infatti, avevano le loro residenze proprio vicino al Laterano.
Ma il Poeta probabilmente, specificando la zona del Laterano, voleva alludere anche al fatto che il papa non esitò a fare la guerra in un luogo sacro, in un luogo dove non abitavano degli infedeli (non con Saracin né con Giudei), ma cristiani (ché ciascun suo nimico era cristiano).


La seconda volta invece, cita il Laterano per descrivere la grande meraviglia provata dai barbari quando giunsero a Roma e si trovarono davanti alle maestose rovine della città. Rovine sintetizzate nell'espressione metonimica del Laterano (tutto è imponente a Roma, così come il Laterano):

Se i barbari, venendo da tal plaga
[...]
veggendo Roma e l'ardüa sua opra,
stupefaciensi, quando laterano
a le cose mortali andò di sopra; 
(Paradiso, XXXI, 31-36).

Se i barbari si stupirono così tanto di fronte alla grandezza e allo splendore del Laterano (e di tutta Roma), afferma il Poeta, immaginate quanto dovessi essere stupito io di fronte allo straordinario spettacolo della Candida Rosa dei beati in Paradiso!

 Dante di fronte alla Candida Rosa
Paradiso canto XXXI, illustrazione di Gustave Doré

In qualche modo, quindi, questa celebrazione del Laterano era un modo per celebrare tutta la città di ROMA!

Saluti a tutti.
Alla prossima!

giovedì 8 settembre 2016

Torna alla luce la casa del Conte Ugolino!

TU DEI SAPER CH'I' FUI CONTE UGOLINO

Così si presenta a Dante il Conte Ugolino nel cerchio dei traditori.
E' immerso con tutto il corpo, fino al collo, dentro il ghiaccio del Lago Cocito. E trascorre l'eternità ad azzannare e sbranare la testa di un altro dannato che si trova sempre immerso nel ghiaccio e vicino a lui, l'arcivescovo RUGGIERI:

E QUESTI È L'ARCIVESCOVO RUGGIERI:
OR TI DIRÒ PERCHÉ I SON TAL VICINO.
Ugolino azzanna Ruggieri per vendetta, perché quest'ultimo, in vita, aveva fatto morire lui e i suoi figli di fame.

Ora, a Pisa è stata riportata alla luce parte della casa del Conte Ugolino.
Esattamente nella zona dove sorgeva il piaggione, cioè su un’area per la conservazione del grano che fu costruita sopra le macerie della casa di Ugolino, distrutta sulla base delle legge antimagnatizie della Repubblica pisana tra Duceneto e Trecento.
In effetti, sono rimaste solo una parte del pavimento di un ambiente interno e alcuni perimetrali esterni e tramezzi interni.
Le operazioni, iniziate a metà luglio, si sono concluse venerdì 26 agosto. A metterle in atto è stato un nutrito gruppo di archeologi, storici, operai.
La casa è stata rinvenuta a Pisa, nella zona prospiciente il muro di cinta di Lungarno Galilei nel versante di Vicolo Del Torti. Sono state riportata alla luce delle strutture appartenenti al periodo compreso tra il XII e il XVIII secolo. 
Per altre informazioni si rinvia a questo sito, in cui si possono trovare anche foto della casa.




domenica 4 settembre 2016

Su Marte trovata acqua simile a quella del Bullicame citato da Dante!

QUESTO ARTICOLO È STATO PUBBLICATO ANCHE NELLA PAGINA FACEBOOK

Quando scienza e letteratura si incontrano:
L'acqua BULLICAME è una sorgente del Lazio settentrionale, a pochi Km da Viterbo, dalla quale esce un'acqua fumante alla temperatura di circa 55°C.
Vedi foto nel sito Web delle Terme di Viterbo.

Dante la cita in più occasioni come termine di paragone per descrivere il fiume FLEGETONTE: la somiglianza starebbe nel calore e nei fumi che escono dal fiume:


In Inferno, XIV, 79:


quale del bulicame esce ruscello
che parton poi tra lor le peccatrici,
tal per la rena giù sen giva quello.
 
In Inferno, XII, 115-117:

poco più oltre il centauro s'affisse
sovr'una gente che 'nfino a la gola
parea che di quel bulicame uscisse.
 
E in Inferno, XII, 127-129:

"sì come tu da questa parte vedi
lo bulicame che sempre si scema",
disse 'l centauro, "voglio che tu credi


Priamo della Quercia,  
Illustrazione al Canto XIV - Violenti contro il prossimo immersi nel Flegetonte

Bene. Ora pare che delle tracce di acqua trovate su Marte possano avere una composizione simile a quella della Bullicame.

Qui l'articolo.
http://www.occhioviterbese.it/…/scienza-id-36526-titolo-Su-…

venerdì 29 luglio 2016

101 segreti sulla Divina Commedia!

Buongiorno a tutti e ben ritrovati!
Ben ritrovati dopo una lunga pausa, di cui mi scuso, ma purtroppo quest'ultimo periodo è stato davvero fitto di impegni.
Parte di questi impegni però, sono stati finalizzati alla conclusione di un lavoro che personalmente ritengo molto importante (almeno per me): dopo 4 ANNI DI RICERCHE E DI DURO LAVORO, finalmente sono riuscito a pubblicare un libro a cui tenevo da moltissimo tempo.
Si tratta di questo:





GRATIS per 
KINDLE UNLIMITED



Detto in poche parole, si tratta del racconto del viaggio di Dante, descritto passo passo, come in un romanzo. E con in più delle tappe di chiarimento di alcuni concetti-chiave (molto poco noti) lungo il cammino.
Il tutto realizzato con un linguaggio che ho cercato di rendere il più gradevole e scorrevole possibile, pur senza rinunciare per niente alla completezza.

Tutti sappiamo che, nonostante siano trascorsi 700 anni, la Divina Commedia riesce ancora ad appassionare e ad attirare a sé tantissimi lettori. Cosa meritatissima, perché siamo di fronte ad un vero e proprio capolavoro!
La storia della Commedia è straordinaria, è bellissima. Se solo la si potesse seguire passo passo, senza farsi bloccare dalle inevitabili difficoltà derivanti dal linguaggio del Trecento, dalla forma poetica e dai tanti riferimenti storici e cronachistici, e se solo non si dovesse ricorrere ogni volta all'uso di un commento (cosa che rende la lettura faticosissima!) sono sicuro che tutti verrebbero coinvolti dal racconto di quel tale Dante che si perde nella selva oscura e che percorre i tre regni dell'oltretomba!
Se si potesse leggere e gustare appieno la Divina Commedia senza perdersi dietro a tutte le mille difficoltà di cui sappiamo, potremmo davvero gustare questo straordinario fantasy del passato!
Ovviamente, l'espressione "fantasy" è corretta fino ad un certo punto, perché all'epoca di Dante, la gente, ad un tipo di mondo simile a quello descritto nel Poema, a quel tipo di aldilà, ci credeva davvero. E' noto, per esempio, il commento che alcune donne veronesi fecero una volta vedendo passare Dante davanti a loro. "Vedete", disse una di loro, "quello che va all'inferno, e torna quando gli piace, e reca quassù novelle di coloro che si trovano laggiù?”. E un'altra rispose: “È sicuramente vero: infatti, non vedi come ha la barba crespa e il colorito bruno, per il caldo e per il fumo che c'è laggiù?”. E pare che il Poeta, sentedole, e sapendo che quelle donne credevano a quello che dicevano, sorrise e andò avanti. Così racconta almeno il Boccaccio.

Oggi, noi possiamo apprezzare meglio quel racconto, che era una fiction, certo, ma che pure nasceva da uno spirito ed un intento sinceri. Un racconto che mescola realtà e fantasia, che unisce storia e mitologia, che pur essendo ispirato a valori cristiani, dà vita e corpo a mostri ed eroi della cultura greco-romana, da Minosse al Minotauro, da Cerbero a Caronte, da Ercole ad Ulisse, da Medusa alle Arpie; e che dà spazio a tutti i grandi personaggi del passato e del presente (il presente di Dante ovviamente!), da Cesare a Carlo Magno, da San Tommaso a San Francesco, da Giustiniano a Traiano, da San Domenico a San Bonaventura; e che riesce a far assumere a persone umili, semplici e poco note, come gli amici, le donne, i conoscenti e i parenti del Poeta, altissimi valori simbolici: prima fra tutti Beatrice, naturalmente; ma anche Forese Donati, Piccarda, Cacciaguida, Farinata degli Uberti, Brunetto Latini, ecc.. 
Nella Commedia c'è tutto! Non manca quasi niente! C'è la poesia (Guido Guinizelli, Betrand de Born, Arnaut Daniel, Guittone d'Arezzo, ...), l'arte (Oderisi da Gubbio, Guido da Bologna, le sculture del Purgatorio, ...), la musica (Casella, Belacqua, ...), la filosofia (Aristotele, Platone, Empedocle, ...), la teologia (San Tommaso, Alberto Magno, Gregorio Magno, ...), i personaggi biblici (Adamo, la Vergine, Salomone, ...). E poi, c'è la danza, c'è la politica, c'è la storia. C'è l'amore. Quello tra Dante e Beatrice, innanzitutto, descritto con espressioni e toni quanto mai concreti, a volte con durezza, altre con profonda ed intensa tenerezza. C'è quello di Forese e Nella.
C'è l'amore -sbagliato, per Dante, ma pur sempre straordinario- di Paolo e Francesca, o di Didone ed Enea. Cla passione, il sesso: Semiramide, Cleopatra, Pasifae, ecc..
Non manca davvero nulla!

E' davvero un peccato che quest'opera così bella debba restare confinata nelle stanze degli studiosi o nelle mura delle scuole!
Io credo che non siano pochi quelli a cui piacerebbe conoscere il racconto di Dante. Così come credo che non siano pochi quelli che vorrebbero conoscere i significati nascosti, i simboli, i tanti riferimenti del Poema. 
Virgilio, Farinata degli Uberti, Brunetto e altri erano dei magnanimi. Ma chi erano i magnanimi?
Chi o cosa era il Veltro?
Chi era il DCV?
Chi, i Bianchi e i Neri?
Quando si svolge effettivamente il viaggio di Dante? E quali sono i riferimenti interni che ci chiariscono, ora per ora, il passaggio da un momento all'altro?
E il contrapasso (piuttosto che contraPPasso) era un'invenzione di Dante?
C'erano stati altri che avevano scritto di viaggi nell'aldilà prima di lui?
E qual era, alla fine, lo scopo di quel viaggio? Perché Dante viaggia nell'aldilà?

È a tutte queste domande, e a molte altre, che ho voluto cercare di rispondere nel mio libro.
Ovviamente, con Dante non è possibile essere esaustivi. Su di lui e sulla Commedia sono state scritte biblioteche di libri!
Certamente, il mio libro non è esaustivo. Molto ancora c'è da scrivere, da scoprire, da imparare.
Il mio libro è per tutti, anche per chi di Dante non sa veramente quasi nulla. Ma per chi volesse approfondire, sono state inserite centinaia di note e una bibliografia vastissima.

Spero davvero che possiate apprezzarlo!

Prima di concludere e di salutarvi, riporto l'indice: 


Indice generale


Introduzione
1. La selva oscura
2. Le tre fiere e l'incontro con Virgilio
3. Il Veltro
4. L'Antinferno e gli Ignavi
5. Il contrapasso
6. Caronte
7. Le anime del Limbo e gli spiriti magni
8. Virgilio
9. Minosse
10. I lussuriosi
11. I Golosi
12. Bianchi e Neri
13. Gli avari e i prodighi
14. Gli iracondi e gli accidiosi
15. La Città di Dite e lo scontro con i diavoli
16. Gli eretici
17. I magnanimi
18. Virgilio spiega la struttura dell'Inferno
19. Il Minotauro e la discesa nel burrato
20. I violenti contro il prossimo e il Flegetonte
21. I violenti contro sé stessi: suicidi e scialacquatori
22. Il sabbione infuocato
23. I violenti contro Dio
24. Il Veglio di Creta
25. I sodomiti - Brunetto Latini
26. I sodomiti - I tre fiorentini
27. Gli usurai
28. Il volo di Gerione
29. Malebolge
30. I Ruffiani e i Seduttori
31. Gli adulatori
32. I simoniaci
33. Gli Indovini e i maghi
34. I barattieri
35. La data del viaggio
36. Gli ipocriti
37. I ladri
38. I consiglieri di frode - Ulisse e Diomede
39. I consiglieri di frode - Guido da Montefeltro
40. I Seminatori di discordia
41. I falsari
42. I giganti
43. Il lago Cocito e i traditori
44. I traditori dei parenti
45. I traditori della patria o del partito - Bocca degli Abati
46. I traditori della patria o del partito - Il Conte Ugolino
47. I traditori degli ospiti
48. I traditori dei benefattori
49. Lucifero
50. Dall'Inferno al Purgatorio - L'origine dell'Inferno
51. La spiaggia del Purgatorio - Catone
52. La spiaggia del Purgatorio - Casella
53. Antipurgatorio - Gli scomunicati
54. Antipurgatorio - I pigri
55.Antipurgatorio - I negligenti morti in modo violento
55.1. L'incontro con gli spiriti
55.2. Il valore delle preghiere
56. Antipurgatorio - L'incontro con Sordello
57. L'Italia
58. Antipurgatorio - I principi negligenti
59. L'angelo portinaio e la porta del Purgatorio
60. Il Purgatorio: la struttura e gli exempla
61. I superbi
62. Gli invidiosi - Sapìa
63. Gli invidiosi - Guido del Duca e Rinieri da Calboli
64. Gli iracondi del Purgatorio
65. Impero e Chiesa
66. Gli accidiosi del Purgatorio
67. Il sogno della femmina balba
68. L'Amore e l'ordinamento del Purgatorio
69. Gli avari e i prodighi - Adriano V
70. Gli avari e i prodighi - Ugo Capeto
71. Gli avari e i prodighi - Stazio
72. I golosi del Purgatorio
72.1. Gli spiriti
72.2. Il corpo delle anime e la generazione dell'uomo
73. I lussuriosi del Purgatorio
74. Il Paradiso terrestre - Matelda
75. Il Paradiso terrestre - La processione mistica
76. Beatrice
77. Il Paradiso terrestre - Il rimprovero di Beatrice
78. I peccati di Dante
79. Il Paradiso terrestre - La trasformazione del carro
80. La profezia del DXV
81. Il volo verso il Paradiso
82. Dante e il Paradiso
83. Gli spiriti mancanti ai voti
83.1 Le macchie lunari
83.2 Piccarda e Costanza
83.3 Questioni teologiche
84. Gli Spiriti attivi per il bene
84.1 Giustiniano e Romeo di Villanova
84.2 La morte di Cristo
84.3 La creazione degli elementi
85. Guelfi e Ghibellini
86. Gli Spiriti amanti - Carlo Martello
87. Gli Spiriti amanti - Cunizza, Folchetto, Raab
88. Gli spiriti sapienti - San Tommaso e San Bonaventura
89. Gli spiriti sapienti - Salomone
90. Gli Spiriti combattenti per la Fede
91. Firenze
92. Gli Spiriti giusti
93. Gli spiriti contemplativi
94. Stelle fisse - Trionfo di Gesù e di Maria
95. Stelle fisse - San Pietro, San Giacomo, San Giovanni
96. Stelle fisse - Adamo
97. Stelle fisse - L'invettiva di San Pietro
98. Il Primo Mobile
99. L'Empireo - La candida rosa e San Bernardo
100. L'Empireo - La visione di Dio
101. Perché Dante viaggia nell'aldilà (e scrive la Commedia)
BIBLIOGRAFIA

Un caro saluto a tutti.
Buone vacanze e ... alla prossima!


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